numero 2/2001 volume II

Internet, elezioni, G8 e 11 settembre: tra scenari cibernetici e tensioni globali

Gianpietro Mazzoleni

Con questo numero di ComPol si chiude il secondo anno della nostra rivista.
Non è tuttavia ancora tempo di bilanci, poiché prodotti editoriali come questo necessitano di un periodo abbastanza lungo di assestamento e radicamento nelle due comunità - la scientifica e la professionale – a cui sono rivolti. Dal buon andamento delle vendite (nonostante alcuni problemi di distribuzione sul territorio nazionale) e degli abbonamenti, traiamo la conferma della bontà della formula che abbiamo scelto e che contraddistingue ComPol: strumento di studio e di ricerca che all’approccio accademico unisce una grande attenzione ai fenomeni e alle tendenze nel campo – ampio, interdisciplinare e spesso confuso – della comunicazione politica, non solo italiana. I saggi e gli altri contributi che pubblichiamo in questo numero sono una ulteriore dimostrazione di questo metodo editoriale.
Apre la parte saggistica un articolo di Richard Davis sul ruolo che Internet ha avuto nella campagna presidenziale americana del 2000. Davis, esperto del rapporto tra il nuovo mezzo e la politica, e autore di un libro di successo negli USA, The Web of Politics, ha scritto questo articolo espressamente per ComPol. Davis è noto per il suo scetticismo sui presunti e tanto decantati poteri taumaturgici di Internet. In questo saggio, basato su una ricerca da lui condotta, osserva che nelle campagne elettorali la rete non è un panacea per i politici, ma semplicemente un mezzo aggiuntivo e per nulla sostitutivo degli altri mezzi tradizionali, che serve soprattutto a mantenere i rapporti con gli attivisti.
I candidati che traggono profitto dall’andare on line continuano a essere i favoriti di sempre, quelli che lo sono anche off line. Ma anche gli elettori non sono toccati significativamente dall’impatto con la politica in rete. “Internet è un mezzo passivo, afferma Davis, e sono state troppo poche, finora, le persone che hanno fatto parte del pubblico dei messaggi on line dei candidati”.
Le osservazioni di Davis trovano significativi riscontri anche nell’esperienza italiana della campagna del 2001, analizzata da Sara Bentivegna. Se per le campagne nordamericane Internet rappresenta una modalità di comunicazione
ormai ampiamente rodata, per quelle italiane è ancora una novità e per questo Bentivegna presenta quella del 2001 come una “prova generale”. Una prova peraltro un po’ dimessa, tanto nelle sue forme di produzione (“un’offerta povera e banale”) e di utilizzo, quanto nella sua eco mediatica. Bentivegna, che ha studiato centinaia di siti, dei partiti e degli innumerevoli candidati, co- struisce una tipologia che si presenta come un utile strumento di analisi, anche ai fini della valutazione futura dell’efficacia di Internet sugli elettori italiani.
Ma i limiti della Rete nell’esperienza elettorale americana rimangono macroscopici anche nel caso italiano: i naviganti nel “mare di Internet”, pur essendo aumentati esponenzialmente in Italia negli ultimi anni, sono per lo più giovani e istruiti, quindi un segmento – e non il più significativo – dell’elettorato, un segmento che gli studi sociologici sulla partecipazione politica giovanile ci dipingono come scarsamente interessato alla politica.
Il tema di Internet è ripreso nella sezione Riflessioni e Interventi da Giovanni Padula, un professionista della comunicazione e autore di un servizio on line alla politica, il portale Polix, lanciato poco prima dell’inizio della campagna elettorale. A lui ComPol ha chiesto di parlare della filosofia di una simile iniziativa, di sicuro un segno del mutamento in corso nelle tecniche di comunicazione elettorale e politica, e di discutere sulle implicazioni per il sistema politico e sui possibili riflessi sulla partecipazione degli elettori.
Nel saggio di Barbara Loera e Paola Ferragutti viene tentata una risposta al quesito che dal 1994 molti studiosi di comunicazione politica italiana si pongono e a cui hanno dato risposte contraddittorie: fino a che punto l’esposizione ai canali televisivi Rai o Mediaset spiega certi atteggiamenti e comportamenti politici dei telespettatori? La stessa domanda se la pone e la discute brevemente Paolo Natale nel Monitor Sondopolitica di Abacus in questo numero. Loera e Ferragutti non discutono però la valenza elettorale del quesito ma quello più generale dell’atteggiamento politico, in particolare la fiducia degli italiani nelle istituzioni (nell’arco temporale 1998-2000). I risultati dell’indagine confermano la forte influenza della televisione in quanto tale ma con interessanti differenze tra Rai e Mediaset.
Nella sezione Riflessioni e Interventi pubblichiamo due testimonianze di grande interesse anche per gli studiosi: quelle di Luigi Crespi e Paolo Gentiloni, entrambi a diverso titolo strateghi delle campagne rispettivamente di Berlusconi e di Rutelli. Al di là delle analisi statistiche e politologiche ci sembra utile sentire dai protagonisti della comunicazione elettorale i motivi che hanno portato alla vittoria del leader del Polo e alla sconfitta del leader dell’Ulivo.
Dopo la campagna elettorale e il 13 Maggio, G8 e 11 Settembre sono stati gli eventi che hanno infuocato il clima politico italiano nella estate 2001.
ComPol vi dedica due brevi ma sostanziose analisi, che affrontano i risvolti mediatici e politici di quei tragici accadimenti. Il primo articolo, a firma di Antonio Nizzoli, discute i dati di copertura televisiva dei vari attori del G8, che ha visto la presenza degli attori della maggioranza politica (che è coincidente con l’area di governo) privilegiata rispetto a quella degli altri attori e soprattutto di quella della sinistra chiaramente “in affanno”. L’altro intervento, nel Monitor Videopolitica, a cura del Cares di Pavia, ci mostra come l’agenda politica di casa nostra sia stata “sequestrata” dal grande evento mediatico dell’attacco
terroristico su New York.


 


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